E' accaduto ad una mostra che era stata prevista per MANIFESTA 7.
I curatori volevano documentare l'arte in viaggio sulla tratta Trento-Fortezza e avevano pensato ai binari e ai vagoni dismessi delle ferrovie. Malgrado l'assoluto richiamo degli artisti e tra questi YOKO ONO la mostra non prese corpo per problemi logistici. Ma era parte a pieno titolo del programma ufficiale di Manifesta 7, cioè citata in locandine e materiale ufficiale autorizzato dai comitati curatoriali dove figurava come evento "svolto".
La mostra "esisteva" sulla carta, ma nessuno l'aveva vista: difatti non esisteva. A questo punto i curatori (Andrea Pagnes e Barbara Schweizer figlia dell'artista scomparso) decidono di dirottarla sul giornale web SENTIRE che individuano come il giusto contenitore per la loro idea: giornale d'arte, che si occupa di musei, segue il contemporaneo, dalla veste molto pacata e senza lustrini, target mirato.
Il direttore della testata coglie subito l'opportunità e riserva un'intera area del sito allo scopo, allestendola graficamente.
Non potendo avvalersi di costruzioni grafico/virtuali come quelle che intervengono nella creazione dei mondi virtuali/avatar, destina delle pagine-stanza: l'opera viene mostrata fotograficamente.
Siamo quindi alla meta-rappresentazione dell'arte: ciò che i visitatori di Manifesta 7 avrebbero visto nei binari delle stazioni di Rovereto, Trento, Fortezza e Bolzano, esiste su web.
La mostra che non c'è, prende corpo quindi...senza esistere.
Risultato: boom di accessi tra Germania-Francia e Stati Uniti dove risiedono molti degli artisti coinvolti a loro volta divenuti veicoli di promozione. Ma c'è di più: la mostra prenderà corpo alla Biennale di Venezia.
PERTANTO:
* qualcosa che esisteva senza esserci (pieghevoli di Manifesta 7)
* è stato, senza esserci (stanze virtuali su web offerte da SENTIRE)
* sarà, senza essere mai stato (Biennale 2009)
Una dimostrazione come il web possa essere risorsa e strumento per la comunicazione culturale, in questo caso affidata ad un giornale che ha scelto questo come mission. A premiare dunque i curatori è stato l'acume di aver intuito che il virtuale non era meno reale...del reale e l'aver incontrato un giornale che poteva realizzare la loro idea.
Nota finale: la mostra verte su opere in viaggio perché un'opera prima di arrivare sul chiodo viaggia (dalla mente dell'artista, al gallerista, al museo, al collezionista). E i binari della ferrovia sono a loro volta diventati i nodi della rete web dove viaggia la comunicazione di oggi!"